Segherie veneziane

In Val di Rabbi, a Malè, a Dimaro e a Ortisè

Le segherie veneziane si diffusero nel territorio trentino intorno al XIII secolo introdotte dalla confinante Serenissima Repubblica di Venezia (da qui il nome di “segheria veneziana”). Con l’introduzione di queste segherie la forza muscolare di due o tre uomini venne sostituita dalla forza dell’acqua ed un solo lavorante fu sufficiente per condurre a termine tutte le fasi di segagione del tronco.
Le segherie a ruota idraulica erano numerose anche in Val di Sole grazie alla presenza di molti torrenti e rivi adatti a fornire l'energia necessaria per lavorare i tronchi degli abeti e dei larici dei boschi della valle trasformandoli  facilmente in assi e travi da opera. Questa attività produttiva fu mantenuta fino agli inizi degli anni ’60.


Oggi sono ben poche le segherie veneziane rimaste in valle... Alcune molto vecchie sono state restaurate e riattivate, altre totalmente ricostruite ma la loro destinazione principale non è più quella produttiva di un tempo... Per la lavorazione del legname sono state sostituite da alcune, grandi ed efficienti segherie elettriche e le segherie veneziane possono così godere di una seconda vita del tutto diversa. Convertite a musei monotematici sono destinate a contribuire alla qualificazione e valorizzazione del patrimonio etnografico della valle. Rappresentano la memoria di altre epoche, di un diverso modo di vivere... Ma non solo. Possono essere considerate l'icona di un’abilità costruttiva artigianale ormai lontana nel tempo e in gran parte scomparsa... Sono dei minuscoli capolavori di ingegneria meccanica perfetti nei loro meccanismi di funzionamento. Per questi motivi le segherie veneziane della valle meritano veramente una visita da parte dei residenti e di chi in valle soggiorna.





In Val di Rabbi le segherie idrauliche presenti sono di origine relativamente recente (XVIII secolo). A cura degli operatori del Parco nazionale dello Stelvio è stato predisposto il “Percorso delle segherie” (dalla Segheria dei Braghje, a Rabbi Fonti alla Segheria dei Bègoi poco oltre il parcheggio Plan)  finalizzato non solo all’osservazione di questi piccoli gioielli meccanici ma anche alla conoscenza naturalistica dell’ambiente montano, del rapporto uomo-bosco e dei principi base della selvicoltura.




A Malè, a pochi minuti a piedi dal centro dell’abitato, sulla strada verso la Località Regazzini, appena dopo il ponte sul Fiume Noce si trova la “Segheria ai Molini”Venne costruita nel 1774 ed è stata impiegata nel taglio del legname a fini produttivi fino al 1978. Questa segheria è mantenuta in efficienza a cura dell’Amministrazione Comunale ed è possibile visitarla durante il periodo estivo assistendo a dimostrazioni guidate del suo funzionamento.



La segheria di Dimaro è posta al termine dell’abitato a fianco della strada statale che sale a Madonna di Campiglio. Le sue origini risalgano agli inizi dell’800 ed è  rimasta operativa fino al 1960. Recentemente è stata totalmente restaurata rendendola agibile e funzionante. E’ possibile visitarla attraverso un percorso didattico-espositivo appositamente predisposto. La segheria è sede di un punto informativo del Parco Adamello Brenta..



Si sono da poco conclusi i lavori di ricostruzione (a cura del Comune di Mezzana) della segheria del piccolo centro abitato di Ortisè. Posta a valle della strada provinciale che porta alla frazione di Menas, accanto al ponte sul Rio Valletta fa bella mostra di sé con il suo edificio tutto nuovo e i suoi ricostruiti meccanismi, ruota idraulica, manovellismo in legno…... Veramente un’opera di notevole interesse che merita attenzione e che vale la pena di conoscere e visitare.





Queste le segherie veneziane rimaste in valle.
Sembra ieri quando, monello di sette, otto anni, mi divertivo con altri monelli a “viaggiare” sul carrello che si avvicinava pericolosamente alla lama delle segherie veneziane del paese. Si prendeva posto  accanto al tronco (o sul tronco o dietro… non ricordo più…) che avanzando lentamente veniva segato in assi o travi da lavoro… Quanto si arrabbiava il “segantino” con noi piccoli discoli senza paura! 


Sembra ieri…. ma molti anni sono ormai trascorsi e le quattro segherie del paese della mia fanciullezza non esistono più… Soltanto di una rimane il vecchio edificio svuotato però di tutti i meccanismi e privato dei canali in legno dove l’acqua scorreva per precipitare sulla ruota idraulica. Al posto delle altre tre segherie veneziane oggi si trova l’ufficio di informazione turistica, la scuole nuova e una casa di vacanzieri. Bisogna proprio dire che i tempi sono cambiati…  L’ansia di modernità degli anni 60’ ha improvvisamente e rapidamente dismesso e poi rimosso le segherie come pure le ultime officine con i magli dove si lavorava il ferro. Segherie e magli che nei miei ricordi accompagnavano la vita operosa del paese diffondendo i loro ronzanti e martellanti rumori (o canti?). Se si fossero conservate oggi costituirebbero un patrimonio non solo storico e culturale ma anche economico, un motivo di interesse e di richiamo turistico… certo...ma si può sempre sostenere che.. “del senno di poi……”


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1 commento:

Mauro Giancarlo Bernabò ha detto...

Molti anni da ho visto, in funzione, la segheria veneta della Val di Rabbi, una vera bellezza.