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Una imprevista salita al “Bait del Vedeler”


"Meteo Trentino" prevedeva una bella giornata, bella fin dal primo mattino. Così non è stato. Quando, come concordato il giorno prima, mi ritrovai con i miei due amici ben equipaggianti e pronti per affrontare l'escursione programmata da tempo, il cielo era quasi totalmente coperto da nubi oscure e alquanto minacciose Che fare? Si va comunque? Con il rischio di inzupparci per bene nell'aria freddina di ottobre? Bando ad ogni incertezza, si parte comunque. Nonostante il negativo contesto meteorologico si decide di rischiare, si va, poi si vedrà...


Ma qual era la nostra meta? In realtà non era molto ambiziosa. Vista l'età dei partecipanti non lo poteva certamente essere... Si riteneva di poter raggiungere senza problemi la Malga Strino per poi eventualmente prolungare il percorso verso la Città Morta o i Laghetti di Strino... "Si arriverà dove si arriverà".  


Siccome la Val di Strino è il “regno delle marmotte” (così l'avevo definita in altri tempi) io mi aspettavo anche di poter incontrare e fotografare qualcuno di questi roditori non ancora sceso sotto terra per il letargo invernale... Inoltre speravo di vedere anche qualche stambecco, come, con grande soddisfazione, mi accadde qualche anno fa verso la Bocchetta di Strino. Per questo mi stavo sobbarcando il peso, non indifferente, del teleobiettivo.



Bene, superate le incertezze si parte, confidando che, seppure in ritardo, le ottimistiche previsioni meteorologiche si rivelino alla fin fine corrette. Per il momento però il tempo sembra peggiorare sempre più.



Raggiunto l'imbocco della valle di Strino (dopo aver lasciato l'auto ai margini della statale del Tonale e percorso il primo tratto della strada militare austroungarica per forte Zaccarana) si dovrebbe aprire alla nostra vista un ampio panorama fatto di alte cime tra le quali la cima Presanella la cima più elevata del Trentino. Invece quello che possiamo osservare è solo un mare di nubi che nasconde completamente quell'ampio e stupendo scenario che tante volte ho fotografato in ogni stagione... Sembra proprio che il tempo non abbia intenzione di migliorare. E riemergono i dubbi, le incertezze. Che fare? Proseguire? Ne vale veramente la pena?



Per il momento si attende e si spera. Attendiamo... occupando una mezz'oretta nella ricerca di mirtilli rossi. Esploriamo il bordo di un canalone erboso che scende ripidissimo dal versante sinistro della valle. I mirtilli che riusciamo a trovare sono però pochissimi. Le piantine, molto fitte, sono prive di frutti e, i pochi che raccogliamo sono troppi maturi, quasi appassiti.


Niente di nuovo per quanto riguarda il meteo. Le nubi non sembrano avere alcuna intenzione di aprirsi. Lassù, in alto, verso le creste che dividono la Val di Strino dalla Val Montozzo, verso la Città Morta, il Torrione di Albiolo, verso i laghi di Strino e la cima Redival, il cielo è totalmente coperto, solo nubi fitte e nebbie... non vale certo la pena di proseguire in quella direzione che era quella programmata. Il paesaggio senza sole è decisamente smorto, scolorito spento e poi le marmotte... Non se ne vedono e nemmeno se ne sentono. Probabilmente, visto il tempo, hanno deciso di anticipare il loro letargo.



Rientrare o proseguire? E perché invece non cambiare meta? Perché ad esempio non raggiungere la Malga Mezzolo e quindi il Bait del Vedeler (o Bait de Mezol)? L'itinerario è senza dubbio meno faticoso, meno ripido e in caso di pioggia ci si può sempre rifugiare all'intero del baito. Detto fatto. Si parte. Andiamo verso il Bait del Vedeler, che oltretutto uno dei miei due amici ancora non conosce. Imbocchiamo così la strada forestale che, tagliando in quota il versante sinistro dell'Alta Val di Sole conduce inizialmente ai ruderi di Malga Mezzolo.



E pian piano ci arriviamo a ciò che rimane della malga... Nel frattempo, inaspettatamente, in cielo iniziano a comparire delle chiazze azzurre, le nubi si aprono, si alzano scoprendo le creste rocciose e qualcuna delle cime meno elevate. Una sorpresa... ma la cima della Presanella, proprio di fronte a noi, per il momento rimane ancora avvolta dalle nuvole.



Ma allora Meteo Trentino aveva sostanzialmente ragione! Il bel tempo sta arrivando, sta arrivando anche se in ritardo rispetto a quanto aveva previsto. Ora, oltre la malga, dal prolungamento della strada forestale che si dirige verso la Val Verniana (senza raggiungerla, l'ultimo tratto, in discesa, è ancora un sentiero) e poi dal sentierino che da questa si stacca nel suo tratto finale (sentierino che arriva al baito) si può finalmente ammirare la Presanella in tutta la suo maestosa interezza, totalmente sgombra dalle nubi. Bello.



Ed eccoci al Bait del Vedeler. Mezzogiorno è passato da poco. Finalmente possiamo riposarci e rifocillarci, all'aperto, seduti sulle panche attorno ad uno dei numerosi tavoli disseminati nel prato recintato dove sorge la baita. Un prato ancora verdissimo che ospita pure una bella fontana scavata in un tronco, un “fuoco” per grigliate e polente e perfino un altarino per la messa.... Questo posto deve essere veramente molto frequentato durante la bella stagione nonostante non sia immediatamente raggiungibile nemmeno dai centri abitati più prossimi, da Vermiglio e dal Passo del Tonale.



La baita è ben inserita nel contesto montano (siamo a 2000 m di quota)... pur essendo minuscola al suo interno non manca nulla, c'è proprio tutto quello che potrebbe servire per trattenersi quassù anche di notte. Anche di notte! Sulla notte da trascorrere quassù un pensierino lo fanno anche i tre amici qui appena giunti. Infatti sia il sito con il suo stupendo panorama che la “casetta” così ospitale ci invogliano veramente a fermarci fino all'indomani... Magari! Purtroppo non è possibile. Dobbiamo limitarci all'oggi, ad ammirare quest'opera, a complimentarci con chi l'ha ideata e realizzata, a ringraziare i tanti volontari che qui hanno operato.



Questo è un posto che non si abbandona facilmente, è troppo bello, ma per quanto ci riguarda è purtroppo giunta l'ora del rientro. Si parte. Scendiamo verso Malga Mezzolo scegliendo un percorso diverso, più diretto e quindi inevitabilmente più ripido, un tracciato che proprio per la sua pendenza avevamo evitato all'andata. Si tratta di un sentiero molto panoramico o meglio reso tale da quando la tempesta Vaia e il successivo proliferare del bostrico hanno distrutto buona parte di quella foresta di abete rosso che prima chiudeva la vista sullo stupendo panorama.



In breve raggiungiamo la Val di Strino che nel frattempo ha mutato aspetto. Ora il cielo è in buona parte sereno, il sole del pomeriggio ravviva colori e si respira un'aria diversa... chissà che non ci sia anche qualche marmotta, uscita a riscaldarsi o a raccogliere qualche stelo d'erba per foderare la tana per il letargo. Chissa...



Mentre gli amici si riposano mi allontano alquanto risalendo il vasto prato alla base della valle nella speranza di individuare qualcuno di quei simpatici animali che colonizzano la zona, ma niente da fare... Nulla, le marmotte sono tutte sotto terra. Questa è' l'unica delusione di questa ottobrina anomala uscita.



Trovi tutte le foto dell'escursione in “Google Foto” dove trovi pure alcune foto degli interni del Bait del Vedeler


Escursione a Maga Pozze sul monte di Termenago, Castello e Ortisé

 


Panoramica escursione a monte di Ortisé alla scoperta di Malga Pozze, una malga che mai avevo raggiunto prima d'ora. Un sgambata alquanto lunga... all'andata tutta su strada forestale, calcando una pista che sale, tra boschi e pascoli, innalzandosi di quota gradatamente... fin troppo dolcemente. Al contrario, al ritorno, un percorso che scende in buona parte su di un sentiero fin troppo ripido. Una camminata su due tragitti (salita e discesa, ambedue agevoli, particolarmente il primo), due percorsi che sommandosi compongono un bel giro ad anello. Insomma due percorsi facili, tutt'altro che brevi, ma ambedue non certo noiosi, interessanti, grazie anche alle incantevoli viste panoramiche che costantemente li ravvivano .



Ora, a seguire, la cronaca di questa mia uscita, con alcune mie personalissime valutazioni, impressioni, sensazioni... e naturalmente qualche indicazione per chi volesse seguire le mie orme, ripetere questa mia escursione che io ho portata a termine con gli amici Gianni e Franco. Quindi meglio in compagnia... per chiunque.

Raggiunto in auto il paese di Ortisé (paesino minuscolo a 1480 metri di altitudine, ma molto noto per aver dato i natali al famoso micologo Giacomo Bresadola) si prosegue sulla destra, sempre in auto, su di una strada (inizialmente asfaltata ma alquanto stretta) che salendo tra prati e boschi si dirige verso alcune delle malghe che costellano la montagna di Termenago, Castello, Ortisè e Menas, frazioni dei Comuni di Pellizzano e Mezzana.




Raggiunto un parcheggio, al termine del tratto di strada aperta al traffico automobilistico, proseguiamo a piedi evitando di imboccare la deviazione sulla destra che porta alla vicina Malga Stabli (a circa 1800 m di quota), una malga che da alcuni anni malga più non è... ristrutturata, sostanzialmente ricostruita, ora è un frequentato bar-ristorante. 




E inizia il nostro cammino. E si cammina... si cammina a lungo... Inizialmente si attraversano fitte fustaie di abete rosso e larice con un bel sottobosco di latifoglie. Più avanti i boschi di conifere si fanno meno densi fino a divenire, a poco a poco, molto radi, trasformandosi, più oltre, in pascoli alberati e quindi, ancora più in alto, in vaste praterie totalmente prive di vegetazione arborea. Ci troviamo ormai ben oltre i 2000 m di altitudine.




Un percorso, come già detto, con una pendenza moderata con ampie visuali, con viste spettacolari sui monti dell'Alta Val di Sole, monti del Gruppo della Presanella ma anche delle più distanti dolomiti di Brenta.

Notiamo come in questa zona la segnaletica sentieristica e cartellonistica informativa di qualsiasi genere, sia scarsissima per non dire quasi assente. Quello che sicuramente non manca sono i pannelli che giustamente invitano alla prudenza dettando le corrette norme di comportamento da tenere con i cani (cane da pastore di razza maremmano abruzzese) che proteggono greggi e mandrie dagli orsi e dai lupi... Ma finora non abbiamo incontrato né greggi di pecore né mandrie bovini. Dove sono?




Ma eccolo il gregge! Finalmente. Ci appare in lontananza a mò di nube, di lunga nuvola bianca distesa sul verde del pascolo. Si trova là, nei pressi dei fabbricati di Malga Monte... una malga recentemente ricostruita a metà strada tra il Lago di Celentino e la nostra Malga Pozze... Lì sicuramente ci saranno quei cani senza dubbio utili, necessari, ma aggressivi con gli estranei, che personalmente temo molto più dell'orso... per non dire del lupo (a quanto sembra del tutto innocuo per l'uomo, anche se la nonna di Cappuccetto Rosso non la pensa sicuramente così).




Ormai ci siamo... Malga Pozze è bene in vista. Ci avviciniamo ai 2200 m.

Procediamo... Manca ancora da percorrere un breve tratto di strada.

Mentre le oltre duecento manze (207 e un cavallo come ci dirà poi il conduttore dell'alpeggio) si disperdono nel pascolo sotto la malga noi ci fermiamo ai piedi di una “baita” (Baita Vegaia: anomalo edificio, tutto bianco calce, un pugno in un occhio in questo alpestre paesaggio...) per una breve pausa ristoratrice e per controllare, binocolo alla mano, la situazione (soprattutto i cani da pastore che stanno abbaiando) nei pressi di Malga Pozze che ormai dista solo pochissime centinaia di metri.




Ci avviciniamo. I due bianchi cani ci stanno controllando e abbaiano, abbaiano... Ma subito compare il malgaro che li tranquillizza e, al nostro approssimarci, li lega. Possiamo quindi raggiungere la nostra malga, la nostra meta (Malga Pozze dell'ASUC di Termenago - edifici che sembrano relativamente recenti e paesaggisticamente ben inseriti nel contesto montano) e rilassarci oltre che con la stupenda vista panoramica anche con un lungo e simpatico colloquio con il cordiale conduttore dell'alpeggio.




Ci avviamo per il rientro. Si discende, inizialmente seguendo a ritroso il percorso sulla strada sterrata fatto salendo...

Ammiriamo la maestosità delle Dolomiti di Brenta e più vicina la Cima Presanella con ciò che rimane dei suoi nevai e ghiacciai, ma non solo... anche altre vette più o meno elevate, vallecole d' altitudine separate da creste e ripidi crinali... dove in passato abbiamo talvolta arrancato. Ricordi lontani... nostalgiche rimembranze...





Ciò che mi colpisce particolarmente è la veduta d'insieme del basso versante meridionale dell'Alta Valle di Sole con la distesa continua di selve di conifere che riveste le sue pendici, i fianchi poco soleggiati, i pendii più umidi e ombrosi. Ma purtroppo... l'indecoroso sfregio ambientale e paesaggistico (architettonico e urbanistico) del villaggio in quota di Marilleva (sorto dal nulla negli anni '70, per una malintesa fame di sviluppo “turistico”) rompe con le sue chiare e surreali costruzioni l'uniformità del versante, la continuità della foresta che riveste quel versante. E più in alto, sotto e a lato del cosiddetto rifugio Orso Bruno, si distinguono chiaramente gli ultimi sfregi alla montagna: le piste ritagliate nel prezioso lariceto d'alta quota, ennesimo tributo che la valle versa ad un'economia turistica ambientalmente poco rispettosa, orientata com'è, in troppe località, solo al luna park dello sci da discesa.




Ma torniamo a noi. Più in basso, a circa 2100 m, abbandoniamo la strada forestale e imbocchiamo una pista che ci conduce rapidamente alla ricostruita Malga Vallenaia (proprietà ASUC di Castello). Bell'edificio senza dubbio, ma ben serrato... Ai suoi piedi pranziamo...




Proseguiamo su di un pianeggiante sentiero (recentemente allargato e rimaneggiato: fa parte del tracciato della “Via delle Malghe”) che conduce al Baito degli Alpini e quindi alla vicina Malga Bronzolo. Ne percorriamo solo un tratto: il tratto iniziale che taglia un ripido pendio coperto da un lussureggiante bosco di vecchi larici, il che mi fa sospettare un suo utilizzo, in un remoto passato, a pascolo nonostante l'elevata pendenza del versante.




La stanchezza si fa sentire per cui ben presto rinunciamo a proseguire su questo interessante (e mai percorso) tragitto.

Presentandosi una nuova e diversa opportunità di rientro ne approfittiamo imboccando un sentierino “scorciatoia” che scende ripidissimo a valle. Si rivelerà un tracciato che in buona parte utilizza dei vecchi canaloni di esbosco, dei “tovi” sui quali si riesce a malapena a stare i piedi. Superiamo così, rapidamente, più di trecento metri di dislivello concludendo, a poco distanza dal parcheggio, la nostra escursione a Malga Pozze.

Una escursione su du un percorso ad anello in una zona decisamente tranquilla (se non fosse per un certo timore a causa dei cani da pastore...) immersi in una ambiente che pur non essendo sicuramente del tutto naturale, non certamente vergine e incontaminato, è stato comunque antropizzato con giudizio, con accortezza, con equilibrio, inevitabilmente modificato dal lavoro secolare di quegli uomini che quassù dovevano in qualche modo campare...

In conclusione una bella escursione lontana dal caos di fine luglio che ormai nel fondovalle regna sovrano.



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