Autunno lungo il torrente


Risalendo il corso del torrente Vermigliana





Alla fine di ottobre le acque del torrente Vermigliana sono fredde, scure, quasi buie nella stretta valle che da Fucine sale verso Vermiglio. Il sole ormai basso resta eclissato dietro i monti del Doss e di Barco e i suoi raggi si limitano a pennellare solo il versante ben esposto raggiungendo il fondovalle solo al tramonto quando, a fatica, riescono ad illuminare debolmente il letto sassoso del corso d'acqua accarezzandolo d'infilata..





Conseguenza, questa, dell'orientamento da ovest a est della valle e, ovviamente, del mutare della traiettoria del sole durante il corso dell'anno. L'irraggiamento diretto, che in estate ravvivava le acque durante l'intera giornata, è solo un ricordo e ora la zona, con il suo torrente, la sua stradina, i boschi e le radure, vive, per gran parte del giorno, di sola luce riflessa.



Quindi, durante l'autunno, per percorrere il viottolo che costeggia il torrente raggiungendo la località del “Fil” o “Spiaz dei spini”, che dir si voglia, conviene scegliere un'ora pomeridiana, in particolare conviene attendere che il sole stia decisamente calando, che il tramonto sia ormai prossimo. Solo allora e solo per un breve intervallo, il sole lambirà le acque arrivando pure a rischiarare qualche tratto della stradina, qualche cespuglio, qualche larice o abete rosso che fiancheggia la sponda destra del torrente rimasta finora totalmente in ombra.


Il versante che guarda a mezzogiorno, ben illuminato dal mattino alla sera, si specchia nelle acque buie del Vermigliana soprattutto dove queste si allargano in placidi slarghi sabbiosi, quasi pianeggianti. Se la giornata è serena e splende il sole, su queste piccole superfici d'acqua ondulata si diffondono mille bagliori dorati che rimandano l'immagine vibrante del bosco soprastante. Sono i colori ramati dei larici, il giallo, l'arancio e il rosso delle latifoglie, il verde degli abeti e dell'erba ancora vigorosa... sono le loro forme, le loro immagini riflesse, che si compongono, si scompongono e si ricompongono in una raffigurazione mossa, dinamica, sull'acqua increspata del torrente.



Le luminose screziature si dissolvono non appena l'acqua riprende a scorrere più veloce, precipitando giocosa tra le rocce affioranti o insinuandosi vorticosa tra i massi scuri quasi neri che costellano il letto del corso d'acqua. Nell'alveo fattosi più stretto e più ripido si susseguono i salti spumeggianti, i piccoli gorghi ribollenti, le cascatelle lattiginose, le lame candide, gli spruzzi e gli schizzi... che scompigliano e animano il fluire dell'acqua quasi a voler rallegrare l'opaco torrente autunnale.





La portata è minima, è ridottissima. Lungo alcuni brevi tratti del torrente le acque scompaiono alla vista. Scorrono profonde e zigzaganti tra i grandi massi disseminati sul fondo dell'alveo rendendosi del tutto invisibili e chi osserva dall'alto, delle sponde del corso d'acqua, può udire solo il brusio del loro agitato defluire...

Quando il sole tramonta, quando gli ultimi raggi luminosi si spengono dietro i monti del Tonale e le ombre riconquistano anche il versante più fortunato della valle le acque del torrente acquistano quell'uniforme e smorta tonalità destinata ad accompagnarle a lungo, durante l'ormai prossimo tardo autunno e per l'intero, vicino inverno. L'atmosfera si fa più quieta, la luce cala rapidamente, i vivaci colori autunnali si smorzano, i rumori dell'umana attività si attenuano...  e ora il mormorio che sale dal torrente si fa molto più nitido... appare più intenso... E nel silenzio della sera la vista dall'alto del rapido scorrere delle acque scure nello stretto alveo scavato nella roccia sotto il ponte che chiude il mio percorso, non può che destare una certa inquietudine...



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Durante questa mia passeggiata le acque del torrente Vermigliana scendevano tranquille ma non sempre è così... Non è stato così in passato quando disastrose alluvioni colpirono più volte l'abitato di Fucine e non è così pure oggi, quando, solitamente più volte l'anno, il corso d'acqua si gonfia a dismisura, pur rimanendo dentro i suoi robusti e alti argini. Anche pochi giorni dopo questa mia idilliaca uscita, delle piogge torrenziali, precedute da un lungo periodo siccitoso, hanno gonfiato a dismisura il Vermigliana non facendo mancare il timore di una sua esondazione, di un disastroso evento analogo a quello che purtroppo ha colpito un'altra località più a valle...

Tavolozza autunnale al calar del sole


Autunno in Val di Sole





























L'estate è un lontano ricordo. L'autunno si è ormai decisamente affermato: è sopraggiunto rapidamente, a grandi passi, con abbondanti piogge e folate di vento che hanno rubato le foglie dagli alberi trascinandole in vortici giocosi... per poi farle rotolare sul terreno e infine ammassarle negli cantucci più riparati...




























E' veramente autunno e con l'autunno, come sempre accade, ti prende la malinconia. In verità quella che da sempre ti accompagna quando arriva la stagione autunnale e vedi l'inverno ormai alle porte, quando senti che il freddo pungente è vicino, che la neve è prossima... è una dolce malinconia, è un tenue sconforto che ti stringe il cuore e che irrimediabilmente ti conduce a riflettere sui periodi della tua vita, sull'autunno e sull'inverno della tua vita, sul tempo che vola via sempre più veloce...




























Ma, se, con il ritorno del sole dopo le giornate piovose e ventose, avrai il coraggio di avventurarti nei dintorni del paese, troverai uno splendore che, inaspettatamente, ti lascerà senza fiato... E sarà inutile resistere agli effetti dell'emozione che ti catturerà... la vista della splendida tavolozza autunnale dissolverà, come d'incanto, il dolciastro velo di mestizia che, con il sopraggiungere della brutta stagione, ti aveva intimamente avviluppato e in cui ti stavi crogiolando un po' troppo.




























E' innegabile che davanti al gran finale che la natura regala, prima dell'arrivo dei grigiori invernali, il cuore non può che allargarsi, l'animo non può che tranquillizzarsi, permettendoti di accogliere con serenità, appena appena velata di nostalgia, la brutta stagione che si avvicina.




























Devi solo ammirare e meravigliarti. Devi goderti lo spettacolo dell'esplosione dei colori... e vedrai che di fronte alle fiammate giallo oro, arancioni e rossastre della vegetazione autunnale svaniranno anche le tue più cupe meditazioni.




























Si sa e pure tu lo sai, che il mutare del colore delle piante in autunno è uno degli eventi più vistosi che la natura organizza nel corso dell'anno. E' un incantesimo che si accende nell'aria frizzane dei monti, nel silenzio ottobrino, quando la confusione estiva è solo una lontana reminiscenza.




























Il bosco autunnale è magico. La luce radente dei raggi del sole al tramonto avvampa le calde tinte delle foglie, incendia il rosso delle chiome dei ciliegi selvatici, i gialli del pioppo tremulo, del nocciolo, dell'acero e della betulla, il bruno rossastro dei larici, il verde vigoroso e persistente degli abeti...




























Il sole calante, basso ma ancora robusto, scolpisce il paesaggio, allunga le ombre, sottolinea le sagome dei monti, i profili dei versanti, evidenzia i sentieri, i muretti a secco, i piccoli masi, i singoli alberi, i cespugli...




























Tutti sanno e pure tu lo sai, che l'autunno non è una stagione qualsiasi. È un artista, è un paesaggista alle prese con una infinita gamma di colori, una tavolozza ampia di tinte decise ma che non trascura le tonalità più lievi, per sfumare e velare, quando serve...




























L'autunno, nella quieta pace del mese d'ottobre, addobba a festa la valle, la veste d'abiti nuovi, allegri, policromi, allontanando l'immagine della fredda cappa bianca che ben presto la coprirà. Lo vedi pure tu come l'autunno addobba la valle, come la pittura a nuovo, per intero, dal fondovalle ai ripidi versanti, dai prati ai pascoli più alti, dalle selve più fitte alle radure, dai torrenti ai piccoli laghi...




























Ora, di fronte a cotanta magnificenza non ti puoi più intristire... La bellezza dell'autunno ti ha salvato, ti ha scaldato il cuore. La malinconia è scomparsa e hai anche compreso che il tempo va lasciato scorrere, scorrere tranquillamente...




























Ora sei finalmente sereno. Ora sei certo che dopo il buio della stagione fredda ritornerà la luce, ritornerà il tepore e un giorno non lontanissimo, ne sei sicuro, potrai vedere la tua valle risuscitare. La vedrai rivivere, la vedrai colorarsi ad acquarello, la vedrai dipingersi con i freschi colori pastello della primavera... Devi solo attendere pazientemente e vedrai...




























Vedrai... vedrai la tenera primavera, vedrai l'estate e poi nuovamente l'autunno... in un rincorrersi che non ha fine. E' il gioco delle stagioni, un gioco inesauribile. E' il gioco della natura... dovrai solo confidare che ti coinvolga ancora a lungo...




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4 passi sulla pista ciclo-pedonale, in Val di Pejo




Mattutina camminata risalendo la ciclabile della Val di Sole, sul suo tratto finale, quello che dal ponte sul fiume Noce, il Ponte del Mulino di Comasine, raggiunge Cogolo di Pejo, dove la pista ha termine. Una passeggiata di un paio di chilometri, forse meno, da moltiplicare per due, tra andata e ritorno, con in più poche centinaia di metri per alcune brevissime deviazioni su alcuni viottoli di campagna, per esplorare i più prossimi dintorni della ciclopedonale.



Superato il ponte sul Noce (ho parcheggiato l'auto nei suoi pressi) affronto subito una breve salita che “taglia” le gambe (nella sua prima parte, più dolce, la salita coincide con la strada provinciale per Comasine) ma poi, fortunatamente, posso proseguire in totale tranquillità, su di un tracciato appena ondulato che scorre agevole tra vasti prati, ancora rigogliosi nonostante la stagione sia ormai avanzata. Sullo sfondo mi accompagna la vista dell'imponente massiccio del Monte Vioz che chiude la Val di Pejo. Ai suoi piedi, sull'erto versante, scorgo il Colle di San Rocco e, nitidissimo, poco sotto, l'antico abitato di Pejo Paese. Alle mie spalle ho la profonda, verdeggiante incisione della parte iniziale della Val di Pejo e in lontananza creste rocciose e cime azzurrine, una cornice appena sfiorata dal sole del mattino, che emerge dalle scure foreste, ancora in ombra, dell'Alta Val di Sole. Sono i monti che sovrastano il paese di Pellizzano e la conca di Ossana da dove si diparte la Val di Pejo. Alla mia sinistra, in alto sull'erto pendio, si eleva, ben riconoscibile tra la fitta vegetazione, il campanile della chiesetta dei minatori, la chiesetta di Santa Lucia.



Proseguo e subito mi attraggono le rustiche sagome di alcuni masi (Masi di Contra?). Sono vecchie costruzioni che raggiungo rapidamente e che mi soffermo ad osservate sia dalla ciclabile sia da una mulattiera che da essa si diparte permettendomi di accostarmi maggiormente. Sono edifici frutto dell'organizzazione economica del passato, basata quasi esclusivamente su di una agricoltura povera, di pura sussistenza o quasi, un'organizzazione che si è stratificata nei secoli adeguandosi alla durezza dell'ambiente montano. Nel fienile di questi masi si immagazzinava il foraggio raccolto nei prati circostanti e con esso si alimentavano i bovini, temporaneamente alloggiati nella stalla sottostante. A scorte esaurite il bestiame veniva trasferito più a valle in altri masi o direttamente nella stalla del paese. Si potevano così sfruttare anche i pendii a prato più lontani limitando il tempo da dedicare al trasporto del fieno e quindi riducendo il lavoro e la conseguente fatica.
Le mutate condizioni economiche hanno fatto venir meno l'originaria funzione di questi edifici che, oggi, servono tutt'al più come depositi di attrezzi vari o magazzini per antichi utensili o altro. Questi masi sembrano quasi in spasmodica attesa... sembrano aspettare solo un radicale intervento che li consolidi, che li ristrutturi, adibendoli ad eleganti alloggi per turisti... secondo i canoni della nuova fiorente economia.
Solo uno di questi masi appare ancora pienamente utilizzato seguendo gli antichi criteri. All'esterno di questo rustica costruzione, in un prato ben racchiuso da una robusta staccionata, pascolano tranquille alcune capre... “Che ci sia ancora qualcuno che non riesce a distaccarsi mentalmente dal tempo che fu? Qualcuno che, attanagliato dalla nostalgia del tempo passato, ha deciso di impegnarsi a perpetuare le antiche pratiche agricole, magari solo come passatempo?” Pratiche agricole e di allevamento che sembrano perdersi nel tempo, marginali attività, ormai abbandonate da tutti o quasi da tutti... considerate distantissime dall'odierno modo di vivere... trascurate da tutti o quasi da tutti...


Procedendo oltre i rustici masi, costantemente in vista delle cime del gruppo Ortles-Cevedale che si stanno coprendo di spesse nubi, posso distintamente osservare, sul versante opposto, l'abitato di Celledizzo nella sue estesa interezza.
Poco più avanti avanti il bosco inizia a prendere il posto dei prati.
Ora bosco e prato si alternano lungo il percorso regalandomi scorci vivacemente colorati.
Nell'ultimo tratto di pista il bosco si fa sempre più più fitto, i gruppi di latifoglie si fanno più numerosi e i colori dorati delle loro chiome in controluce creano una atmosfera magica fatta di contrasti, di luci intense e di ombre profonde.
Ma ormai sono quasi al termine della mia camminata o almeno della sua prima parte, dell'andata. La pista adesso precipita, quasi all'improvviso, verso il fondovalle. Una ripida, breve, discesa e mi trovo in località Le Plaze alla periferia del paese di Cogolo. Il Paese è ora ben visibile e, volendo, subito raggiungibile al di là del ponte sul Noce. Ma per me è giunta l'ora del ritorno... Rientro calpestando la medesima strada....



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La pista ciclabile della Val di Sole parte da Mostizzolo e sale per 35 Km fino a raggiungere Cogolo di Pejo dove termina (o al contrario da Cogolo discende...). Segue il corso del Fiume Noce ricalcando il tracciato di antiche strade poderali, di collegamento o arginali. Il percorso non è particolarmente impegnativo superando complessivamente un dislivello di soli 560 m.
Nel post descrivo solo l'ultimissimo tratto della ciclabile, tratto che ben si presta ad essere percorso anche a piedi perché sostanzialmente pianeggiante e paesaggisticamente attraente. Il tratto che lo precede è molto più ripido e selvaggio salvo farsi più abbordabile e quindi adatto anche alle passeggiate, più a valle, nei pressi del Forno di Novale e così via oltre il Forno fino a Fucine dove la Val di Pejo sbocca nella Val di Sole.
Ma ora un'ultima considerazione o meglio due domande che spesso mi pongo: “Perché in Val di Sole, con una così stupenda pista ciclabile a disposizione, molti amanti della bicicletta si ostinano a pedalare sulle strade statali e provinciali creando situazioni pericolose per loro e per gli altri? Perché alcuni di loro, sempre più numerosi, invadono non solo le strade bianche o forestali di montagna (il che è ancora comprensibile e accettabile) ma pure gli stretti e strapiombanti sentierini di montagna? Perché?” Io non vedo risposte che possano essere minimamente giustificatorie e ragionevoli...





Quando cadono le foglie









Quando nel mio giardino le foglie del nocciolo, della betulla, del poppo tremulo, del sorbo, del ciliegio selvatico e dell'acero perdono la loro estiva freschezza ed iniziano lentamente ad ingiallire mi si stringe il cuore... Quando poi, al levarsi di un alito di vento le foglie si staccano dalle chiome dorate e volteggiando lievi si posano al suolo, un velo di malinconia mi avvolge... definitivamente.






E' la lieve mestizia che mi prende ogni anno all'appassire della bella stagione. E' un tenue sconforto che accolgo comunque con serenità quasi fosse una amico ritrovato, un compagno con cui intrattenersi, con cui chiacchierare a lungo, rivelandogli ogni più segreto pensiero.





Le mie sono tristi rivelazioni, frutto di meste riflessioni, sono meditazioni e considerazioni tipicamente ottobrine, quando l'approssimarsi della stagione morta non può che invitare al raccoglimento, costringere alla concretezza, indurre a ridimensionare progetti e sogni, soprattutto ora che le speranze di vita si stanno inesorabilmente assottigliando e che il declino si fa sempre più vicino.




Le giornate sempre più corte evocano la fugacità degli avvenimenti terreni, il tardo albeggiare ma soprattutto l'imbrunire sempre più precoce rammentano l'inevitabile oscurarsi delle proprie aspettative. Con il sopraggiungere dell'autunno si vanno a poco a poco perdendo l'ottimismo e tutte quelle sicurezze che il sole, l'intensa luce estiva ci avevano illusoriamente donato a piene mani... ora ci si sente molto più piccoli, più fragili e umili, ma anche più consapevoli...






Queste sono le percezioni che accompagnano il mio procedere sul manto di foglie fruscianti del mio giardino, questi sono i pensieri che l'autunno mi suggerisce durante il pigro girovagare nel bosco, sui vicini sentieri tappezzati di scampoli dai mille colori.




Veleggio in un mare di foglie... cammino sulle foglie, sulle foglie cadute da tempo, brune e secche che nel silenzio scoppiettano spezzandosi sotto le suole... e cammino sulle foglie appena cadute, su di una distesa variopinta, una coltre luminosa e sfarzosa fatta di scaglie verdi, gialle, arancio, rosse.... avanzo nella pioggia, una pioggia di foglie che cadono, che scendono ondeggiando, che si posano leggere sul terreno... in una sinfonia continua, una musica ovattata.




In ogni foglia che si stacca alberga la memoria delle lunghe giornate estive, in ognuna l'ultimo respiro della bella stagione... in ognuna tutta la mia nostalgia. Nostalgia e tanta malinconia ma anche il dolce piacere di osservare, di ammirare, di passeggiare su di un letto sontuoso, un letto di lamine sottili, fruscianti o croccanti, un letto stupendo, un letto pennellato di mille vivaci colori appena velati da rare, preziose sfumature.



Un'esplosione di bellezza che non puoi non contemplare, che inevitabilmente ti coinvolge, ti distrae, ti distoglie dal triste rimuginare. Così per qualche istante l'autunno di potrà sembrare una rinnovata primavera, con le foglie trasfigurate in fiori di maggio, fiori dall'inteso vivacissimo colore.... Un'esplosione di splendore, un gran finale, quasi che la natura prima del buio invernale, volesse rievocare... volesse rivivere per qualche giorno i fasti primaverili con una nuova estemporanea, coloratissima fioritura... che ti scalda il cuore.





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Nel Parco dello Stelvio: da Malga Giumela a Pian della Vegaia e alla Cascata Cadini


Sui monti di Pejo, tra passato e presente.



Lunga camminata sulle strade sterrate del versante sinistro della Val del Monte, interessante escursione alla scoperta di alcuni siti alpestri, siti multiformi, che furono e ancora sono, variamente sfruttati dall'uomo, dall'uomo che popola permanentemente la zona, ma anche, indirittamente, dall'uomo che risiede in altre località, più o meno molto lontane.



Al Fontanino di Pejo, raggiungibile in auto, si imbocca la strada bianca, preclusa al traffico veicolare, che (in meno di mezz'ora) porta sulle sponde del bacino artificiale di Pian Palù. Quassù uno spesso sbarramento, realizzato durante gli anni '50 del secolo scorso, trattiene le acque del torrente Noce, creando, alle sue spalle, una vasta superficie liquida dall'intenso colore verde smeraldo: un lago, che un tempo non esisteva. Una nuova risorsa... un lago paesaggisticamente molto attraente e quindi anche turisticamente attrattivo, ma soprattutto una fonte di energia pulita, di energia rinnovabile a disposizione di tutti anche di coloro che abitano nelle città di pianura.






A monte del lago un'ampia stradina risale degli erti pascoli. Seguendola si arriva (in una mezz'oretta) ai due edifici che compongono Malga Giumela: un rustico stallone e l'abitazione dei pastori recentemente ristrutturata.





Nonostante l'autunno sia alle porte la malga, grazie alla sua favorevole esposizione, è ancora aperta, è ancora monticata. Lo annuncia, sulla porta della casera, il furioso abbaiare di un cane pastore subito zittito dal suo padrone. Ma dove sono le mucche? Sono scomparse...le mucche non si vedono proprio... ma ecco... ecco le loro tracce, fresche e ben disseminate...






Si dirigono sulla destra, verso il Prà di Palù a valle dei pendii della Val dei Orsi... Seguiamole... Una decina di minuti di strada sterrata nel bosco seguendo il percorso della mandria e... quasi all'improvviso, si apre un panorama del tutto nuovo, una vista del tutto diversa.






E' l'ampio bacino della Valle degli Orsi delimitato da un lato dai versanti che salgono verso la Cima Frattasecca e dall'altro lato dai picchi rocciosi delle Mandriole. Al centro, verso la sommità, le rupi che sconfinano con la Punta Cadini e le, solo intuibili, cime della Giumela e del San Matteo.






Ed ecco le mucche di Malga Giumela, sono davvero numerose... Brucano in piedi o ruminano tranquillamente distese al sole, sui prati ancora vedi, che si aprono alla base dei ripidi pendii della valle .



L'alpeggio delle mucche! Una pratica estiva che da secoli consente un utilizzo complessivamente sostenibile della montagna... Si sfrutta l'erba profumata cresciuta spontaneamente nelle praterie in quota, in quei territori marginali dove accanto agli animali selvatici possono benissimo trovare la loro collocazione anche i bovini, gli ovini e i caprini degli allevatori locali. La monticazione è una pratica che, in alcune zone, sta conoscendo una rinnovato impulso anche nell'ottica di un vantaggioso raccordo con l'escursionismo, con il turismo ambientale e, perché no, pure con il turismo gastronomico.






Lasciato il Prà di Palù si attraversa il Rio Vegaia su di un ponte di recente ma alquanto impattante fattura e si inizia la discesa nel bosco; una breve camminata che conduce al Pian della Vegaia.






Dieci, quindici minuti e ci si ritrova in quella che, durante la grande guerra, fu una “cittadella militare”, un insieme di magazzini, infermerie, forni, macellerie... e baracche che arrivarono ad ospitare fino a seicento tra soldati e ufficiali.





Oggi si presenta come un terrazzo panoramico, in prato alberato, caratterizzato dai resti delle trincee che furono scavate a difesa del sito. Più in basso, lungo un ripido costone (Stoi de la Vegaia), si rinvengono pure delle gallerie e dei bunker che, al tempo, funsero da deposito di armi e munizioni.




A Pian della Vegaia doveva essere realizzato un forte, Forte Montozzo, che in coppia con ForteBarbadifior, posto su di uno sperone roccioso che emerge dal fondovalle, avrebbe dovuto contrapporsi ad una eventuale invasione dei “regnicoli”. Quel forte non fu mai realizzato ma la zona fu comunque fortificata divenendo il principale supporto logistico austroungarico del fronte della Val di Pejo. Uno “strategico” guerresco utilizzo della zona... che si spera non si ripeta mai più.





Oggi questa località richiama numerosi visitatori che, spesso accompagnati da una guida, percorrono il “Sentiero della Grande Guarra” predisposto alcuni anni fa dalle maestranze del Parco dello Stelvio e Pian Della Vegaia con Forte Bardafior sono senza dubbio i siti di maggior interesse storico ma anche paesaggistico del percorso.



Ma ora conviene proseguire lungo la strada militare della Vegaia che lentamente si dirige verso il fondovalle, verso Malga Termenago Bassa (oggi ristorante Malga Frattasecca) e immediatamente dopo verso la strada asfaltata per il Fontanino di Pejo. Ne vale la pena anche perché non si può fare a meno di ammirare quest'opera viaria di alta montagna che dopo più di cent'anni resiste imperterrita all'usura del tempo... una concreta dimostrazione delle abilità progettuali e costruttive dell'esercito austro-ungarico...






Raggiunto il primo tornante (una mezz'oretta di cammino in discesa) si imbocca il sentiero che porta al Laghetto di Còvel e subito si raggiunge una cascata: è la Cascata Cadini.




Sorprendentemente il sentiero attraversa il salto roccioso della cascata a metà altezza... Sì, proprio a metà altezza perché le acque che copiose precipitano fragorosamente dall'alto vengono intercettate a metà corsa da una robusta opera di captazione che le convoglia nella lunghissima galleria che partendo dalla diga del Palù raggiunge la località Gaggio, a monte di Pejo Paese... e dal Gaggio le acque precipitano nella condotta forzata della centrale idroelettrica di Pònt a Cogolo.




Cascata “dimezzata” quindi ma comunque ancora spettacolare, soprattutto se ammirata dalla piattaforma panoramica recentemente realizzata, dalle maestranze del Parco, poco a monte del nostro sentiero, (una piattaforma agibile però solo d'estate).
Cascata “dimezzata” si diceva, un ulteriore esempio di utilizzo delle risorse della montagna da parte dell'uomo... un utilizzo da ben ponderare in tutte le sue implicazioni, economiche ma soprattutto ambientali, positive o negative che siano...



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