Fine maggio nel Parco Nazionale dello Stelvio: a Malga
Saline, Seroden, Lagostel e Zampil.

Raggiunta la malga, ho imboccato un bel sentiero quasi pianeggiante che taglia in quota il versante destro della Val de La Mare, portandomi, in breve tempo, al Lagostel e successivamente nella valletta del Rio Zampil. La neve copriva ormai solo piccole superfici permanentemente in ombra o le aree di accumulo delle valanghe ma i pascoli e le rade macchie di larici di altitudine accennavano appena a rinverdire. Qua e là, tra le erbe secche si osservavano i primissimi fiori primaverili, crochi dove la neve si era appena sciolta, qualche primula tra le rocce, genziane, anemoni…
Poi, improvvisa, la fuga di un camoscio e l’apparire di alcuni altri esemplari. Pochi per la verità, vecchie femmine, qualche giovane, con il pelo arruffato, in fase di muta, dal colore indefinibile. E’ questo il periodo delle nascite e le femmine gravide si ritirano in luoghi appartati e difficilmente raggiungibili per partorire in tranquillità. Più avanti ritorneranno a raggrupparsi costituendo branchi più o meno numerosi e stabili.
Infine il ritorno, per la stessa via, con una veloce digressione al soprastante Sas della Stria, osservando e fotografando l’ampio panorama che spazia dal gruppo del Brenta alle cime contigue alla Presanella , al gruppo del Monte Boai e Redival, alla val Comasine e alle altre vallette che precipitano nel lago artificiale del Palù. Poi i monti del versante sinistro della Val De La Mare, opposto al nostro: Il lago del Carezer, la cima Cavaion, le malghe Verdignana, Levi, Bolche, il Passo Cercen, le cimette sopra la Val Cadinel. Panorama ampio, bello e interessante ma non paragonabile ad altri stupendi, che caratterizzano il parco Nazionale dello Stelvio in Val di Pejo.
![]() |
Si tratta di un masso coppellato che si trova poco a monte della
Malga Saline, lungo il vecchio e frequentato sentiero che conduceva alla Cima
Vioz, prima che i moderni impianti di risalita ne mutassero il percorso accorciandolo
di molto.
Antichi massi coppellati si trovano in altre località della
valle ma la loro funzione rimane oscura e nonostante gli studiosi abbiano
formulato numerose ipotesi nessuna è
risultata provata e risolutiva.
A mio ricordo il Sas dela Stria si trovava isolato al centro di un bel pascolo d’alta
quota, portava le indicazioni bianche e rosse del sentiero, ed era uno dei punti
di riferimento e di sosta degli
escursionisti.
Oggi si trova nel mezzo di un tornante della strada bianca e della pista da sci artificialmente inerbita che scendono dal Dos dei Cembri, dopo essere stato per anni a distanza di pochi metri dalla stazione di partenza di una sciovia ora dismessa ma di cui rimane comunque la “bella impronta” nel pascolo. Inoltre il Sas dela Stria porta indelebili i segni di un grave danneggiamento dovuto probabilmente all'azione di una ruspa intenta ad aprire la strada al progresso. C’è quindi quasi da rallegrasi, ahimè, che l’impeto distruttore di pascoli e boschi in pieno Parco Nazionale dello Stelvio, nell’ aprire nuovi impianti e nuove piste da sci per la gioia dei turisti “su e giù” con gli sci ai piedi e soprattutto per l’interesse immediato degli albergatori, lo abbia parzialmente risparmiato… Esultiamo… e riflettiamo sulla sensibilità naturalistica e culturale degli impiantisti e affini...
Oggi si trova nel mezzo di un tornante della strada bianca e della pista da sci artificialmente inerbita che scendono dal Dos dei Cembri, dopo essere stato per anni a distanza di pochi metri dalla stazione di partenza di una sciovia ora dismessa ma di cui rimane comunque la “bella impronta” nel pascolo. Inoltre il Sas dela Stria porta indelebili i segni di un grave danneggiamento dovuto probabilmente all'azione di una ruspa intenta ad aprire la strada al progresso. C’è quindi quasi da rallegrasi, ahimè, che l’impeto distruttore di pascoli e boschi in pieno Parco Nazionale dello Stelvio, nell’ aprire nuovi impianti e nuove piste da sci per la gioia dei turisti “su e giù” con gli sci ai piedi e soprattutto per l’interesse immediato degli albergatori, lo abbia parzialmente risparmiato… Esultiamo… e riflettiamo sulla sensibilità naturalistica e culturale degli impiantisti e affini...
Guarda tutte le fotografie in "Google Foto"