Forte Barbadifior


Esattamente cento anni fa il Regno d’Italia entrava nel conflitto europeo già in atto da quasi un anno dichiarando guerra all’Impero Austroungarico di cui il Trentino faceva parte. La Val di Sole si trovava quindi, già da tempo, coinvolta in quei tragici accadimenti  che stavano sconvolgendo l’Europa e aveva iniziato a pagare il suo tributo con il sangue dei suoi uomini inviati, volenti o nolenti, a  combattere in terra di Galizia.   Anche per ricordare a modo mio, questo evento, senza le celebrazioni retoriche che in genere accompagnano tutte le  ricorrenze, ho pensato di salire, qualche giorno fa, al fortino Barbadifior a Peio Terme, per  scambiare qualche parere con il mio amico, su quei tristi tempi, e qualche impressione osservando e fotografando ciò che rimane di questa austroungarica struttura fortificata.  


Struttura ubicata in un sito molto particolare, su un’altura, su di uno sperone roccioso a controllo dello sbocco della val Del Monte, lungo la strada che porta al Fontanino di Peio, a una quota di 1.600 m, sulla destra orografica del torrente Noce. In caso di sfondamento della linea del fronte, con l’eventuale aggiramento del Passo del Tonale attraverso la Forcella di Montozzo, il forte, in sinergia con le forze arroccate sul versante opposto, in Frattasecca e a Pian Vegaia (il quest’ultima località era previsto un secondo forte che non fu mai realizzato), avrebbe dovuto bloccare, o quantomeno rallentare, la discesa delle truppe dalla Val del Monte impedendo loro l’invasione della vallata. 




Questa il compito strategico assegnato al forte Barbadifior che, in realtà, durante la guerra, svolse solo la funzione di casermetta. La sua costruzione iniziò ben prima dello scoppio del conflitto mondiale, credo verso il 1880 ma fu parzialmente rinnovato tra  il 1906 e il 1907, a dimostrazione di come l’Impero Austroungarico prevedesse fin da allora il possibile capovolgimento delle alleanze in atto.
Ancora oggi il fortino, posto sull’orlo del burrone, è ben visibile da lontano e domina, dall’alto del roccione, il fondovalle e da lassù lo sguardo del visitatore può spaziare su un ampio panorama in direzione di Peio e dei suoi monti. Ormai è ridotto ad un rudere, impenetrabile e osservabile solo dell’esterno. Ma più che le bombe delle forze italiane e il trascorrere del tempo, anche qui,  come in tante altre situazioni, poterono le azioni distruttive dei valligiani, dei recuperanti , alla ricerca e raccolta di materiali necessari per la loro sopravvivenza nel periodo del primo dopoguerra. Ma questo forte è ancora là, in alto sopra la valle, minuscolo ma ben individuabile, a ricordo del doloroso periodo bellico, quasi ad ammonirci sulla necessità di vigilare e all'occorenza di impegnarci nel ricercare soluzioni pacifiche alle contese per non finire, magari inconsapevolmente, travolti da tragedie come quella che coinvolse anche le nostre popolazioni cento anni fa.


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Il forte “Barbadifior” si raggiunge salendo da Peio Terme in automobile in direzione del Fontanino, per circa un chilometro, fino al parcheggio di Malga Termenago e proseguendo poi a piedi per un brevissimo tratto fino ad imboccare sulla sinistra la stradina che scende dapprima fino al torrente Noce per poi salire sull’altura fortificata (tempo di percorrenza a piedi circa 30-45 minuti).

1 commento:

Anonimo ha detto...

STUPENDO E TRISTE NELLO STESSO MOMENTO