Il bramito del cervo nel Parco Nazionale dello Stelvio




Fine settembre. Pomeriggio gelido ma sereno e assolato. La neve caduta qualche giorno fa si è in gran parte squagliata e ora copre solo le cime più elevate.
Mi trovo in Val del Monte sopra il Fontanino di Pejo. Sono appostato in una depressione del terreno nei pressi del Rio Vegaia, che scende ripido dalla Vedretta degli Orsi ai piedi della Cima Giumela. Oltre il grande larice che mi nasconde, si estende un vasto e erto pascolo coperto a tratti da fitte macchie di ontano verde. Al di là del pendio erboso un antico lariceto cela i cervi in amore. Di tanto in tanto la pace del luogo è rotta dai bramiti che dal bosco si estendono ovunque inseguendosi freneticamente per qualche minuto… poi ritorna il silenzio ma subito altri potenti bramiti risuonano tra gli alberi e le rocce scoscese, dietro il torrente, alle mie spalle.



Attendo... Attendo, vigile e trepidante, che qualche esemplare faccia la sua comparsa all’aperto, tra le alte erbe autunnali ingiallite dal gelo. Invano. Il sole è alto e i cervi ancora riposano, distesi nel sottobosco, tra i vecchi larici.
All'improvviso, quando il sole è da poco calato oltre le creste che mi sovrastano, appare un imponente maschio a poca distanza dalla mia postazione. Sorpresa e grande eccitazione... ma solo per pochi  istanti: il cervo, senza aver notato la mia presenza, subito si dilegua nell’intrico dell’ontaneto. Si allontana rapido tra un susseguirsi di bramiti sempre più distanti, sempre più tenui.


Dopo qualche istante, dal bosco, scendono nel pascolo due maschi e alcune femmine. Curioso ed emozionato, osservo le esibizioni amorose dei cervi maschi che alternano spostamenti frenetici sul pendio, tra gli arbusti e le paglie dorate, a improvvise soste per il controllo del territorio ma anche i potenti bramiti di supremazia agli inseguimenti e alla sorveglianza delle femmine. 
Poi gli animali rientrano lenti, zitti e quieti nel bosco. Anche sul versante opposto i bramiti sono improvvisamente cessati. Domina il silenzio nell'ombra grigia del crepuscolo mentre le cime più alte, che coronano la Valle degli Orsi, brillano agli ultimi, radenti, raggi del sole calante.






La frenetica attività dei cervi in amore sicuramente riprenderà con il sopraggiungere dell'oscurità nella tarda serata e nella notte… ma si è fatto tardi e per me è giunta l’ora di scendere a valle.







Anche quest’anno è stata una forte emozione, la vista dei cervi. Un’emozione che si ripete e mi coinvolge da sempre, all’inizio dell’autunno, sui monti del Parco dello Stelvio... al di fuori dei territori di caccia dove la presenza di ungulati è sicuramente inferiore alla sostenibilità del territorio ed è molto difficile poter assistere al bramito del cervo in amore...


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Obiettivo Pentax 300 mm f 4.0.    Molte le immagini ritagliate in post produzione per ingrandire dei soggetti troppo distanti. 


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sembrano quadri !!!!!! spettacolo !!!!

Unknown ha detto...

Belle, siamo quasi conterranei, solo che per mè lo Stelvio è così lontano!