Al "Lago dei Caprioli" per gli antichi sentieri

Lunga camminata, prevalentemente su vecchi sentieri nel bosco, con salita da Ossana in Val Piana e quindi a Fazzon, al “Lago dei Caprioli”, con discesa finale al paese di Pellizzano.






Raggiungo la bella “Val Piana” di buonora, al sorgere del sole, salendo per il suggestivo“sinter dela lec”, sentiero di cui ho già a lungo detto in un altro post. Proseguo per la vecchia stradina del Selvat che, attraversato il ponticello sul Rio Foce, proprio all’inizio della valle, prima del capitello di S. Antonio, sale nel fitto bosco di noccioli, abeti e larici, fino a connettersi con la strada forestale di collegamento tra la Val Piana e la Valle di Fazzon.



Finalmente si discende verso Fazzon e passato il ponte sul rio e superati i vasti parcheggi per le auto dei turisti che, quando il sole sarà alto, invaderanno la zona, raggiungo il lago, situato poco più a monte. Calma piatta e silenzio assoluto. I primi raggi del sole iniziano a rischiarare le cime frondose degli abeti lungo i bordi dello specchio d’acqua. Paesaggio suggestivo, nella quiete e nella luce diffusa del primo mattino. Mi affretto. Percorro il sentiero che abbraccia le acque e rubo alcune immagini del laghetto deserto prima che giungano i vacanzieri che tendono a confondere le sponde di un lago di montagna con una spiaggia romagnola.


Al paesaggio del lago manca però uno sfondo adeguato, mancano le belle cime che contornano tanti altri laghetti alpini ma forse è meglio così: il luogo è comunque interessante e mi concentro sui particolari evitando la “foto cartolina”. Del resto questo non è un bacino naturale ma artificiale, creato dall’uomo per scopi di attrazione turistica, negli anni del boom economico, se ben ricordo alla fine degli anni '50 o all'inizio degli anni ’60, sbarrando con una briglia il corso del Rio Fazzon (briglia, se non erro, asportata ben presto da una alluvione con conseguenti allagamenti nel paese sottostante... diga poi ricostruita...) ed erigendo un argine di contenimento in terra battuta lungo un lato del futuro specchio d’acqua.


Tutto bene anche perché in quei lontani tempi poco si parlava di salvaguardia degli ambienti naturali di particolare interesse, e così una se pur piccola area, forse un biotopo umido di un certo pregio, venne sommerso e perso per sempre…forse ma forse, senza approfonditi accertamenti preventivi… Oggi è sicuramente cresciuta la sensibilità delle singole persone e l’attenzione dell’autorità nei confronti della conservazione degli ambienti naturali di qualità, numerosi i parchi naturali, le riserve, i biotopi protetti, e poi Dolomiti Unesco… ma in tanti casi prevale ancora l’interesse economico immediato di pochi sulla salvaguardia del patrimonio comune (quanti esempi potrei fare…) e spesso il “naturale” è solo l’ipocrita richiamo, per “piazzare” un prodotto turistico che di "naturale" ha solo la bella etichetta…


Discendo a valle, in compagnia delle mie considerazioni, scegliendo un percorso sui vecchi e bei sentieri nel bosco e raggiungo il paese di Pellizzano…

Guarda tutte le fotografie in Google Foto




Nessun commento: