Scarpinata d'inizio estate sui monti della "Val de la Mare"

Escursione ai piedi del Vioz e del Cevedale ma senza una meta precisa, una destinazione prestabilita. Una salutare lunga camminata in compagnia, in una splendida giornata di sole per ammirare lo scenario delle alte cime ancora immacolate, i primi fiori allo squagliarsi della neve, le primule, le soldanelle, gli anemoni e, con un briciolo di fortuna, anche qualche esemplare della fauna selvatica del Parco Nazionale dello Stelvio.


A Cogolo di Pejo imbocchiamo la strada che sale lungo la Val de la Mare, strada asfaltata ma lunga e stretta che percorriamo fino a alla fine, al parcheggio di Malgamare. Potevamo fermarci più in basso, nei pressi di Malga Pontevecchio per salire verso il Cavaion o raggiungere Malga Verdiniana, Malga Levi e magari il Passo Cercen ma abbiamo pensato di esplorare questa zona più avanti, in settembre-ottobre quando nel bosco dorato risuoneràil bramito del cervo in amore.




Ma arrivati a Malgamare si deve pure scegliere dove andare... Attraversare il torrente e salire verso la Cisa sul versante destro della valle? Non conviene, oggi non è proprio il caso... escursione troppo breve e a quote troppo basse. Riserviamo questo itinerario per i mesi autunnali. E Allora? A destra o a sinistra? Verso il Rifugio Larcher o verso la Diga del Careser? Meglio dirigerci verso il rifugio. Il sentiero che porta con un'infinità di tornanti al Careser è troppo noioso ed eventualmente lo percorreremo al ritorno.







Si inizia a salire immersi nel fresco e nell'ombra del mattino I raggi del sole ci raggiungono solo a Pian Venezia, già in vista del Larcher.







Giornata limpida, panorama mozzafiato ma siamo nuovamente ad un bivio, si deve scegliere come proseguire.







Sentiero lungo e monotono quello che porta al rifugio, meglio proseguire sulla destra e salire verso il Lago Lungo.






Percorso meno battuto, più vario e panoramico e che spesso, nella giusta stagione, offre l'opportunità di incontri con la fauna del Parco, con camosci, marmotte e con un po' di fortuna anche con il raro ermellino.




E infatti... lassù dove il sentiero sta per lasciare il versante scosceso per piegare sul dosso pianeggiante un camoscio ci osserva da vicino, dall'alto delle rocce sovrastanti. Alcuni istanti per innestare il teleobiettivo sulla reflex e... il camoscio purtroppo è ormai lontano... solo due scatti, niente di più e il selvatico scompare del tutto.






Ma ecco... sulle rocce al posto del camoscio appare la volpe... che ci osserva per qualche istante, lassù, contro il cielo lattiginoso. Una presenza inaspettata, veramente inconsueta in questa zona...






Proseguiamo raggiungendo in breve un piccolissimo specchio d'acqua che riflette stupendamente nelle sue acque scure la bianca, tozza piramide del Vioz. Un minuscolo gioiello questo laghetto...







Ma si riprende la salita sul sentiero in parte ancora innevato, tra grandi massi, primule e soldanelle.






Fino al Lago Lungo, specchio profondo, di forma stranamente assimilabile ad un piccolo Garda, ricco di trote che nuotano a pelo d'acqua pronte a catturare qualche imprudente moscerino.






Sulle balze rocciose che sovrastano il lago, balze che precipitano ripidissime sulla Val Venezia, nel tardo autunno dello scorso anno, osservai e fotografai i neri camosciall'inizio del periodo degli amori.






Oggi del camoscio non trovo nemmeno le tracce... tutto è tranquillo, immobile e il silenzio è rotto solo dai fischi improvvisi di due grosse marmotte che cercano riparo tra gli sfasciumi.




Proseguire... ma verso dove? Verso il prossimo laghetto, il Lago delle Marmotte per poi scendere al rifugio? No, meglio salire più in alto, sulle creste rocciose versola Forcella la Verdetta Alta e la Cima Nera dove il panorama si apre non solo sulle cime del Gruppo Ortles Cevedale ma anche sul Brenta e sull'Adamello-Presanella.







Lassù abbiamo appena osservato, con il binocolo, alcuni camosci al pascolo con i piccoli... e chissà che forse non sia possibile avvicinarli.




Lasciato il sentiero ci dirigiamo attraverso sfasciumi e minuscole praterie umide verso la stardina pianeggiante che conduce alla diga e, dopo una breve pausa per osservare un simpatico marmottino, ci inerpichiamo sul versante seguendo la primissima parte della vecchia traccia che porta su fino al ghiacciaio del Careser e quindi al Rifugio Dorigoni in Val di Rabbi.






Salita lenta e faticosissima per un sentierino ripidissimo che sembra abbandonato da tempo ma soprattutto salita infruttuosa... i camosci non aspettano...






...si sono allontanati e non ci sembra il caso di proseguire per avvicinarli su di un terreno reso insidioso dalla presenza di neve inconsistente nel sole di mezzogiorno.






Ci possiamo comunque godere l'ampio panorama e naturalmente un giusto riposo.






Discesa per la stessa via. Discesa altrettanto faticosa della salita ma anche di più...





Unica consolazione la vista delle cime innevate, Vioz, Palon de la Mare, Rosole, Cevedale, Zufal e in lontananza Adamello e Presanella... Tra poche settimane la neve non ci sarà più, solo roccia viva e rimansugli di quelli che furono, fino ad alcuni decenni fa, degli estesi ghiacciai.







Poi la tranquilla prosecuzione non verso il rifugio Larcher al Cevedale ma verso il Lago Nero.






Fiori stupendi lungo il sentiero. Sono i primi fiori sbocciati in questa zona, sono ranuncoli dei ghiacciai, primule, genziane, anemoni, soldanelle...




Sostiamo sulle sponde dello stupendo lago Nero mentre nei pressi, sul sentiero, iniziano a scorrere le comitive, più o meno numerose, dei gitanti estivi. Siamo a luglio e quassù pace e silenzio ritorneranno solo con l'arrivo dell'autunno inoltrato. Solo allora i selvatici scenderanno di quota per rioccupare queste località ora troppo disturbate.





Ma è giunta l'ora di calare a valle. Attraversiamo rapidamente la diga del Careser sul suo largo coronamento...






…e imbocchiamo il lunghissimo tortuoso sentiero che scende a Malgamare con una interminabile sequenza di tornanti.





Deviare a metà percorso verso il Cavaion e poi giù fino a Malga Pontevecchio? Sarebbe bello ma siamo davvero troppo stanchi e il percorso si allungherebbe oltre misura.




Scendere al Laghetto della Lama? E' sicuramente un posto bellissimo, spesso vi si incontrano i camosci, e poi non è molto distante ma... sarà per un'altra volta. Per oggi siamo più che saturi e... un alibi per non allungare il percorso lo si trova sempre...





Caliamo silenziosi verso Malgamare, affaticati, piano, piano... nel bel bosco di cembri con il sole ormai prossimo al tramonto. Giù fino al parcheggio, molto stanchi ma giustamente appagati da questa ulteriore scarpinata che siamo riusciti a portare a termine nonostante gli acciacchi e la nostra certamente non più verde età...






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2 commenti:

Simonetta C ha detto...

Che meraviglia! Ci sono stata la scorsa estate e quest'anno farò il bis. Non vedo l'ora! :)
Complimenti per le foto!

Mario Luosi ha detto...

Un meraviglioso montaggio e descrizione
e meravigliose fotografie.
Grazie per la visione