Cervi in Val del Monte a metà settembre


Anche quest'anno è arrivato il momento di salire sulle Mandriole per vedere se i cervi che solitamente pascolano lassù, oltre il limite della vegetazione arborea, frequentano ancora quei versanti.
Durante i caldi mesi estivi su quelle alture, dove gli ultimi larici diradano lasciando spazio a ripide praterie, si possono solitamente ammirare branchi di femmine con i piccoli intenti a brucare l'erba appena spuntata.
Più tardi, in settembre, quei ripidi fianchi erbosi sono attraversati da maschi, isolati o in minuscoli drappelli, intenti a perlustrare la zona e, ancora più avanti, a cercare e raggruppare le femmine pensando agli ormai prossimi accoppiamenti.
Ed è proprio in questo periodo (la metà di settembre è appena passata) che, come ogni anno, decido di salire sugli versanti della Val del Monte, a picco sul lago artificiale del Palù, per scoprire se i palcuti maschi di cervo, finora solitari, invisibili, eclissati nelle selve, sono usciti allo scoperto unendosi ai branchi di femmine.

Parcheggiata l’auto al Fontanino di Pejo, risalgo con l'amico di sempre, la strada bianca che conduce sulle sponde del lago artificiale. La notte è senza luna e attraversando alcuni tratti di bosco fitto siamo costretti a rischiarare il cammino con le nostre piccole lampade frontali. Raggiungiamo il lago che è ancora buio. La vista dall’alto delle potenti luci che, poste a guardia dello sbarramento, si riflettono nelle oscure acque sottostanti mi inquieta e mi induce ad allungare il passo… Ben presto, però, verso oriente si fa giorno e, in lontananza, già si distinguono nettamente i cupi contorni dei monti che separano la Val di Pejo dalla Val di Rabbi, le creste rocciose che contornano i valichi Cercen e Cadinel, Poi, sopra di noi, sullo sfondo nero del bosco, emerge dal pascolo livido il bianco stallone di Malga Guimela. Le finestre sono illuminate. I pastori sono al lavoro per la mungitura del primo mattino. Ci giunge lo scampanio delle mucche in movimento e l’abbaiare furioso di un cane. Siamo ormai vicini alla malga ma evitiamo accuratamente di costeggiare l’edificio (preferirei incontrarmi con l’orso piuttosto che con un cane arrabbiato) e, tagliando verticalmente per il prato, raggiungiamo comunque la stradina che conduce ai Paludei. La seguiamo per un buon tratto, poi imbocchiamo i sentieri che salgono alle alte praterie delle Mandriole. Nel frattempo l’estremità della val del Monte si è illuminata. Investita dai raggi dal sole nascente, verso la Sforzellina, i picchi del Corno dei Tre Signori e i crinali della Montagna di Ercavallo, si è accesa di rosso e di arancione. Ma non c'è tempo per osservare il paesaggio e, mettendo in fuga tre cerve, raggiungiamo rapidamente il limite della vegetazione arborea, i pascoli alti e gli ultimi radi lariceti.




























Ci sistemiamo in un avvallamento del terreno e scrutiamo trepidanti, binocolo alla mano, l'ampio vallone che ci sovrasta. La località, molto aperta, non consente di procedere oltre, non consente purtroppo alcun avvicinamento ai selvatici senza essere individuati e quindi, solitamente, ci si deve accontentare di osservazioni da distanze notevoli. E questo vale anche per gli scatti fotografici i cui fotogrammi devono talvolta essere ritagliati a dismisura, a scapito della definizione, per ottenere un sufficiente ingrandimento dei soggetti ritratti. Accade ben raramente che qualche cervo, deviando dai percorsi usuali si avvicini ai tronchi o alle rocce che ci nascondono e quando succede è davvero una grande emozione... e fotograficamente una grande occasione.




























Attendiamo speranzosi ai piedi del versante ormai inondato di luce. Attendiamo... ma, fortunatamente, non a lungo... Quasi subito un improvviso trambusto, proveniente dal lariceto in alto, alla nostra sinistra, ci fa trasalire. Del tutto inaspettato sbuca un camoscio seguito, poco dopo, un piccolo branco di cerve. Attraversano il versante al galoppo. Ma ecco... subito si fermano, controllano i dintorni. Hanno “colto” l'estranea presenza, le cerve sono sospettose ma ancora confuse, incerte sul da farsi.




























Riprendono la corsa. Ora con loro c'è anche un vivacissimo cucciolo che le ha appena raggiunte. Poi, finalmente, in coda al gruppo compare “il maschio”... lo stavamo proprio attendendo... Un classico: un maschio prestante con il suo harem.
Ma... guardando con attenzione, ci accorgiamo che quel maschio è ben poco prestante, è un maschio con un trofeo ben ramificato ma non poderoso, un trofeo poco competitivo. Quello è' un maschio probabilmente destinato a cedere quanto prima il suo dominio sull'harem nella ineluttabile competizione con altri individui molto più robusti... un “illuso” che ben difficilmente potrà accoppiarsi con le femmine che ha radunato e che per il momento lo accompagnano.
Quanto ci piacerebbe assistere agli scontri per il dominio di questo piccolo gruppo ma per il momento non è possibile, non si vedono competitori nei dintorni.




























Osserviamo e fotografiamo a lungo questo branco, il maschio con le sue femmine, fino alla loro scomparsa nel fitto del lariceto sulla nostra destra. “Sbinocoliamo” a lungo senza scorgere altri selvatici.... Il camoscio, apparso poco prima dei cervi, è ancora lì, lontano da noi, immobile. Ci guarda insistentemente, dall'alto del pendio... poi, lentamente si dilegua celandosi tra gli ultimi alberi. E' ancora presto e attendiamo. Nulla. Stormi di neri gracchi svolazzano insistentemente tra il cielo e il pascolo. Compare anche l'aquila, solo per pochi istanti... sfiora le creste che ci sovrastano e subito si allontana.





























Ma ecco, nuovamente dei cervi... finalmente. Sono molto distanti, quasi sulla cima del vallone. Sono quattro, tutti maschi... tre giovani e un esemplare più maturo, decisamente possente che di tanto in tanto, risalendo il pendio, insegue i compagni più gracili cercando di allontanarli. Un comportamento aggressivo tipico dei cervi maschi in questo periodo. Un comportamento prepotente, violento, dettato dall'istinto... ma che chissà perché, per qualche istante, mi richiamano alla mente anche certi comportamenti dell'essere umano quando, abbandona la ragionevolezza di cui è dotato, si lascia guidare solo dall'istinto per difendere, costi quel che costi, ciò che ritiene di sua esclusivo dominio, di suo esclusiva proprietà... iniziando dalla compagna (o dal compagno) da “proteggere”, si fa per dire, dalle “sbandate” o da eventuali rivali, finendo con il “suo” territorio, con la sua “civiltà”, da preservare dall'assalto dell'orda degli invasori provenienti da terre sconosciute, passando naturalmente per la tutela dei suoi beni materiali, da salvare sempre e comunque, in ogni caso, con ogni mezzo, costi quel che costi, senza remora alcuna...




























Ma rieccomi nuovamente concentrato sui quattro cervi. Ancora per poco perché i cervi scompaiono quasi subito dietro una balza erbosa per riapparire, ma solo per qualche istante, dove meno me te l'aspetti, sul crinale opposto del monte.
Non del tutto appagato attendo ancora. So che ormai è probabilmente inutile trattenersi oltre, l'ora è tarda, ma siccome “non si sa mai” non mi rassegno e con l'amico ormai distratto e impaziente, aspetto ancora. Aspettiamo ancora, assieme, contando i minuti... Invano.

Dobbiamo accontentarci... Decidiamo di scendere a valle ritenendoci complessivamente soddisfatti di ciò che abbiamo osservato: il camoscio, il primo harem della stagione, l'aquila e i quattro cervi maschi in perlustrazione.
Scendendo verso il Fontanino, già penso a quando risalirò quassù seguendo questi stessi sentieri, questa stessa strada. Penso a quando tra pochi giorni ritornerò su questi pendii per assistere, così almeno spero, ad uno spettacolo sicuramente più emozionante di quello odierno, lo spettacolo dei cervi in amore intenti ad inseguirsi e talvolta pure a combattere per il possesso delle femmine. Penso a quando ritornerò quassù per ascoltare da vicino il loro possente bramito che, a cavallo tra settembre e ottobre, dai versanti dei monti del Parco dello Stelvio, si diffonde ovunque... quel selvatico mugghio che riecheggiai da un versante all'altro delle valli, che inonda il fondovalle, che lamentoso raggiunge le malghe, i masi sparsi, e più flebile anche i paesi più prossimi...



Vedi tutte le foto in “Google Foto



1 commento:

nikkisa889 ha detto...

I discovered your weblog site on google and test a number of of your early posts. Proceed to keep up the excellent operate. I just further up your RSS feed to my MSN News Reader. In search of forward to reading extra from you in a while!… online gambling casino