4 passi su quattro brevi percorsi scelti un po' a caso, al momento, senza un preciso criterio tra i molti possibili in Alta Val di Sole. Quattro passeggiate sul piano o sulle prime pendici della valle senza alcuna velleità escursionistica. Adatte a chiunque... corte camminate su stradine sterrate, ma anche asfaltate, sempre agevoli, sul piano o tuttalpiù in modesta pendenza.
Da Stavel a La Cadin ai piedi della Presanella
Brevissima passeggiata in Val Vermiglio oltre l'omonimo abitato verso il Tonale. Poche centinaia di metri, forse meno di un chilometro tra andata e ritorno sul semipianeggiante tratto iniziale del "Sentiero della Scalaza”, lo storico percorso d'accesso al Rifugio Denza. Un sentiero oggi poco praticato dagli escursionisti che prediligono salire al rifugio traversando comodamente in quota dal Forte Pozzi Alti (raggiungibile anche in auto sulla strettissima austroungarica strada militare,) anziché affrontare la scalaza.
Ma torniamo ai miei 4 passi, quattro passi che hanno inizio (e termine) in località Stavel posta lungo la bella strada carrozzabile che da Vermiglio sale a Velon. A Stavel, parcheggiata l'auto, ci si inoltra sulla sinistra, ai piedi della Presanella, per una stradina che inizialmente costeggia i ruderi di due caserme risalenti alla prima guerra mondiale.
Si attraversano dei prati e della minuscole macchie boscose e ben presto si raggiunge la località La Cadin dove ha termine il brevissimo cammino di andata. Da questa località si diparte il ripido sentiero che sale al rifugio Denza e per chi non se la sentisse, deviando sulla destra, da qui si può comunque raggiungere rapidamente (e molto più modestamente) anche la località Velon.
Lungo il percorso non c'è molto da vedere, conviene comunque fermarsi di tanto in tanto per contemplare ed eventualmente per fotografare la cima della Presanella (le nubi e un brutto controluce mi hanno ostacolato parecchio in quest'opera) e in località La Cadim conviene osservare con curiosità l' edificio che vi sorge: un rustico maso dall'insolita mastodontica architettura difficilmente collocabile nel contesto della zona, un maso con stalla, fienile e abitazione temporanea che oggi sembra più che altro adibito ad ospitare qualche gruppo di giovani campeggiatori durante la bella stagione.
Passeggiata d'inizio ottobre nel sole del primo pomeriggio.
Andata: dal centro storico di Pellizzano, lungo la pista ciclopedonale (scorre non distante del torrente). Pista che scende verso Mezzana - Marilleva 900. Raggiunto un bivio si scende sulla sinistra su strada asfaltata fino ad attraversare il “Pont dele Caure” sul Noce.
Ritorno: in controcorrente sull'arginatura del torrente Noce adattata a rettilineo vialetto per i comodi due passi di turisti e valligiani.
Panorama vario, paesaggisticamente interessante. Ampie viste sull'abitato di Pellizzano, sui paesi disseminati sulla montagna, Termenago, Castello, Menas... sui masi sparsi, solitari o raggruppati, sul monte Boai, sui versanti coperti dalla vegetazione arborea e arbustiva in veste autunnale, sulle acque rapide e limpide del torrente, sui bovini al pascolo nelle distese prative...
Ciò che però che più mi ha colpito, che ha catalizzato la mia attenzione e che mi ha fatto riflettere a lungo è un ben altro... E' il trampolino per i salto con gli sci che si sta realizzando (o meglio rifacendo totalmente) appena oltre il paese di Pellizzano. Lavoro costoso iniziato da tempo ma che è ben lontano dall'essere concluso. Di questo trampolino ho già detto in passato in un mio post dal titolo “Il giardino dei meli antichi” dove riportavo le mie perplessità su questa opera.
Così allora scrivevo:
<< …... Ma ora., dopo averti invitato a visitare il bel parco pubblico di Pellizzano, un pittoresco paese dell'Alta Valle, ben tenuto, pulito, curato, all'avanguardia da molti punti di vista, (energetico, urbanistico, culturale...), permettimi di segnalarti le mie perplessità su di una recente realizzazione di cui sono venuto recentemente a conoscenza sfogliando la stampa locale. Si tratta, forse già lo avrai intuito, del rifacimento dei due trampolini di salto con gli sci che si trovano alla periferia dell'abitato. Opera costosa, sia nella sua realizzazione (finanziata dal denaro pubblico di vari enti quindi con denaro anche mio e tuo), sia presumibilmente nel suo mantenimento. Opera costosa, dicevo, destinata ad un utilizzo marginale, riservata esclusivamente ai rari praticanti di uno sport poco popolare e ad alcune, probabilmente sporadiche, competizioni nazionali o internazionali che siano. Opera che mi richiama alla mente un analogo investimento che un comune limitrofo qualche anno fa volle intestardirsi a fare costruendo un grande edificio destinato a bocciodromo: una iniziativa che si è rivelata fallimentare visto il sottoutilizzo dall'opera in rapporto alla spesa di costruzione e di mantenimento. E in questo caso si trattava di uno sport, se così vogliamo definire il gioco delle bocce, molto più praticato e popolare. Un errore che, temo, si stia reiterando anche qui, a Pellizzano... Il denaro pubblico si può e si deve spendere in altri modi... e in ogni caso valutando per bene prospettive di utilizzo e di richiamo turistico in termini di costi e benefici.
Naturalmente, mio caro visitatore, questa è solo una mia personale opinione e può darsi che tu veda le cose in modo ben diverso. Però ritenere che a 900 metri di altitudine, con il cambiamento climatico in atto, cambiamento che è sotto gli occhi di tutti, sia ancora possibile praticare uno sport tipicamente invernale che abbisogna della presenza costante della neve durante tutta quella che un tempo era definita la stagione fredda (e che ora non sempre lo è e che lo sarà sempre meno nei prossimi decenni) mi sembra una grande illusione. Caro visitatore, mi dirai che la neve, temperatura permettendo, la si può anche “fabbricare” artificialmente e che, tuttalpiù, si può anche scivolare prendendo velocità per l'acrobatico salto su di un “letto” di plastica. Mi dirai che una pratica un tempo solo invernale è ora possibile anche a ferragosto. Ti rispondo che quello che mi dici è tutto vero. Tutto è possibile ma è anche del tutto innaturale, artificioso, più che di sport invernale odora di luna park. Per chi pratica questa disciplina volare sulla plastica multicolore, ben agghindato di tutto punto come un tempo si usava discendendo sulla neve caduta dal cielo, è come gustare un surrogato, una “cicoria” del tempo di guerra, al posto di un vero caffè espresso e per chi assiste a questa esibizione, se persona provvista anche solo di una piccola dose di buon senso e di spirito critico, questo incredibile spettacolo potrebbe apparire del tutto fuori luogo per non dire ridicolo.>>
Questa la mia opinione espressa qualche anno fa... con un approccio che oggi mi sento di definire quasi “estetico” e alquanto irrilevante nelle espressioni finali ma ben più sostanzioso in quelle iniziali, espressioni, considerazioni, che oggi non posso non sottolineare ulteriormente. Oggi infatti sono soprattutto i costi di quest'opera che preoccupano, costi di realizzazione già inizialmente gravosi (senza considerare quelli di manutenzione) ma che, per quanto ne so, continuano a lievitare diventando spropositati in rapporto al futuro probabile utilizzo del trampolino e quindi al suo beneficio economico nel tempo (se mai ci sarà un giovamento economico degno di essere considerato).
Un'opera che ritengo insensata, uno sperpero di denaro pubblico, soprattutto in questo periodo gravato da ben altre priorità, da ben altri problemi: problemi legati alla carenza di abitazioni, alla sanità pubblica in dissoluzione, all'istruzione,... allo spopolamento delle terre alte, alla difesa del suolo, all'efficientamento energetico.... solo per citarne alcuni... i più evidenti. Problemi che non si sarebbero sicuramente risolti utilizzando diversamente il denaro sperperato nella realizzazione del trampolino... ma qualcosina di più utile si sarebbe comunque potuta fare.
Breve passeggiata di primo pomeriggio sulla Via della Crosaia, una stradina asfaltata che da Peio Terme sale a Peio Paese seguendo un tracciato parallelo a quello della strada provinciale, sullo stesso versante ma parecchio più in alto. Per imboccare la via della Crosaia bisogna infatti alzarsi di quota, procedere oltre il centro turistico di Peio Terme, dirigersi per alcune centinaia di metri sulla strada che porta al Fontanno ai piedi della diga di Pian Palù. Al termine della prateria dove la strada inizia ad inerpicarsi si lascia l'auto (c'è un piccolo parcheggio) e seguendo brevemente a ritroso la strada appena percorsa si trova l'imbocco dalla nostra via. Qui ha inizio (e termine) la nostra passeggiata a piedi, i nostri quattro passi..
Le fotografie qui allegate e quelle, più numerose, archiviate in Google Foto descrivono meglio delle mia parole l'intera passeggiata, un percorso tranquillo, comodo, sulla stessa via sia all'andata che al ritorno, immersi in un ambiente arioso, ampio e luminoso arricchito dalla policromia autunnale, dai colori caldi e intensi dell'autunno. La vista spazia dalle cime e creste rocciose che sovrastano il Lago di Pian Palù e, dalla parte opposta, ai boschi e ai pascoli che attorniano le malghe Levi e Bolche fino alle praterie sottostanti il passo Cercen, passo che immette in Val di Rabbi. Di lato la Val Comasine e, in alto, le vette, Taviela, Punta Peio, Cadini, che si intravedono appena al di sopra del ripido pendio.
In basso il centro turistico-termale di Peio con i suoi alberghi, nuovi e meno nuovi ben ristrutturati, le seconde case in condominio, le terme, i parcheggi, gli impianti di risalita, i ristoranti, pizzerie, bar, ecc. La modernità.
Il tutto in deciso contrasto con gli asini e le mucche al pascolo, le vecchie storiche abitazioni rurali con le stalle e fienili annessi, che si incontrano lungo il percorso (per non dire dell'intero centro storico di Peio Paese). Due ambienti difformi, specchio di due modi di concepire e condurre la propria esistenza in maniera molto diversa, di due filosofie di vita, di due visioni del mondo che, è una mia impressione, faticano alquanto ad integrarsi sinergicamente da ambo la parti.
Trovi altre foto in "Google Foto"
Sulla pista ciclopedonale: da Ossana ad una delle location del film “Vermiglio”
Passeggiata relativamente breve... sulla pista ciclopedonale (andata e ritorno, con alcune brevi deviazioni) che partendo da Ossana ai piedi del castello di SanMichele arriva ai laghetti di San Leonardo alla periferia di Vermiglio.
Ai laghetti di San Leonardo io però non ci sono arrivato. Mi sono fermato nei pressi della Poia di Cortina in corrispondenza alle vaste praterie in forte pendenza dove si trovano dei vecchi masi (alcuni ben ristrutturati). E' questa una delle location di alcune sequenze del film “Vermiglio”, Leone d'argento al Festival del cinema di Venezia del 2024.
Un film che sicuramente vale la pena di vedere se non altro per fare degli accostamenti, dei i raffronti, nel bene e nel male, tra il “mondo” di un tempo e quello odierno (la storia narrata nel film risale all'ultimo periodo della seconda guerra mondiale).
Ma ciò che più mi ha colpito durante l'intero cammino è comunque stato l'autunno.... Sì “l'Autunno”, l'autunno alle prese con una infinita gamma di colori, con una tavolozza ampia di tonalità intense, di tinte decise, gialli, rossi, arancioni... ma anche di tonalità più lievi per sfumature e velature leggere.
Un paesaggio in technicolor, una policroma sgargiante esibizione immersa nella quiete ottobrina. Un incantesimo, una coloratissima magia, uno straordinario spettacolo che la natura mi ha offerto ancora una volta. Stupendo. Una magia che a tratti mi ha lasciato senza fiato.






















































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